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Penna Sant’Andrea

Un’oasi contaminata

Abitanti: 1726
Superficie: 11.1 Km2

Splendido borgo incastonato nel verde, su un’altura che domina a sud la valle del Vomano nell’antico territorio dei Sabini adriatici e della successiva colonia romana di Hatria, qui si trovano tracce di un grandioso passato che affonda le sue radici ai tempi in cui i popoli guerrieri dominavano il territorio divisi in tribù, che si esplica attraverso le dure incisioni delle stele rinvenute nella vicina Necropoli di Monte Giove. Attraverso le iscrizioni paleo sabelliche se ne deduce la stirpe di appartenenza “safinas tutas” ossia stato sabino e “safinas tutas” principi sabini, stilisticamente affini al coevo e più celebre Guerriero di Capestrano. La presenza di tre stele in pietra tanto antiche, si riconducono ad un contesto funerario, ma visto il carattere pubblico delle iscrizioni analizzate, lascia supporre alla destinazione di un santuario.
Dal nome “pinna” per via della sua alta collocazione, circondata da fertili vallate e corsi d’acqua, trova spazio una bellissima riserva naturalistica caratterizzata da un mistico e suggestivo bosco eliofilo caducifoglio in cui si elevano secolari cerri, salici, pioppi, stagni, in un percorso verde che si divide in ben quattro sentieri, dando vita alla Riserva Naturale Controllata di Castel Cerreto, area naturale protetta dell’Abruzzo istituita nel 1991.
Un’are ricca ed incontaminata, estremamente ricercata, ove non mancano aree attrezzate e didattiche per i visitatori, che rimangono solitamente attratti e coinvolti nell’antica atmosfera delle tradizioni del luogo, in particolare dalla danza popolare “Laccio d’Amore”, ormai fatta conoscere anche altrove ma che qui trae le sue origini. Una danza che parrebbe l’ultimo residuo di una più vasta liturgia di venerazione delle divinità arboree e di propiziazione della fecondità, trasformatasi in tempi odierni in uno sgargiante caleidoscopio di colori, dati dalle vesti del tipico costume abruzzese, indossato da uomini e donne che intorno ai lacci colorati confondono sguardi, sorrisi ammicanti, e coinvolgenti balli. Una danza che si apre intorno all’ideologia del corteggiamento e del primo amore, che finisce per intrecciare le coppie legate dal “laccio d’amore” con gli ultimi suoni di ciò che diviene un vero e proprio rito propiziatorio di nuovi amori e matrimoni in vista!
In un vortice di storie, culti e tradizioni, non mancano i segni della forte cristianità abruzzese come la Parrocchiale cinquecentesca (restaurata nel ‘700) di Santa Maria del Soccorso. Al suo interno sono numerosi arredi, tra cui una pala d’altare del 1616 e degli ex voto dedicati alla Santa. Oltre alle Chiese della SS. ma Trinità, e a quella gotica di Santa Maria de Podio, si segnala la Fontevecchia (Fonte di lu Carpine), recentemente restaurata, risalente  probabilmente al ‘400.

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