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Comune di Morro d’oro

La terra della Madre propiziatoria

Abitanti: 3663
Superficie: 28,73 Km2

Situata tra le fertili valli dei fiumi Tordino e Vomano, prospiciente il Mar Adriatico, la prima testimonianza dell’esistenza di “Morro D’Oro” appare in un documento dell’anno mille, in cui l’area Murum o Morrum viene donata al Monastero di Montecassino. Dal toponimo incerto che potrebbe riferirsi all’abbondanza dei coltivi dell’area, le sue origini ruotano intorno all’antico sistema di fortificazioni costiere del X secolo d.c., divenendo splendido feudo degli Acquaviva di Atri insieme ai territori limitrofi, a partire dal XIV secolo.Morro d'oro AbbazziaIl fascino del territorio si cela in particolar modo intorno all’Abbazia di Santa Maria di Propezzano, il cui nome deriva dalla Madonna Propiziatrice ai miseri, sorta proprio nel luogo in cui si fa risalire l’apparizione mariana avvenuta nel 715 d.c. mentre dei viandanti tedeschi in ritorno da Gerusalemme verso Roma, si fermarono sotto un albero di Corniolo mostrando il modello del tempio, esprimendo tacitamente la sua volontà di farne sorgere uno in quel punto. Da questo momento si avviarono i lavori per erigere l’edificio sacro, consacrato da papa Gregorio II proprio nello stesso anno, e cominciarono i numerosi pellegrinaggi come meta per il traggitto verso la Terra Santa. Visitando questi luoghi si ha la sensazione di essere immersi in un’atmosfera mistica, ricca di suggestioni, di contemplazione nella natura ove trovano eco i racconti dei viandanti, che trovano nell’edificio religioso i ricordi più tangibili. Nel quattrocento un’ulteriore spinta fu conferita alla comunità locale dalla nobile famiglia Acquaviva, sotto la quale il feudo ricadeva, che non sfuggì occasione per assegnare a membri della propria dinastia importanti incarichi ecclesiastici di generazione in generazione sino alla loro estinzione nel ‘700.
Dalle austere forme tipiche dell’architettura ecclesiastica Borgognona, il fascino dell’area ruota intorno al fascino ancestrale della Madre Propiziatrice, che non manca di rimandi alle ricche e conosciute tradizioni agropastorali che distinguono l’intera regione stessa, oggi come dalla notte di tutti i tempi!
Degni di attenzione infatti sono i rinvenimenti archeologici nell’area vicina al convento di San’Antonio Abate, venuti alla luce in maniera fortuita e casule nell’ambito di lavori in corso, con strutture murarie (opus caementicium) relative ad un’importante struttura produttiva italico-romana estesa per 4 ettari, destinata alla produzione di olio, vino e garum in un periodo storico che va dal III secolo a.c. al III d.c.. Manca ad oggi un ampliamento dell’area di scavo verso l’ipotetica zona residenziale. I reperti archeologici sono oggi visibili nel Museo Archeologico Romualdi situato nel vicino Comune di Notaresco.

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